Spiritualità francescana e la Vergine Maria

16092011

 

PRIMA DOMANDA

 

Che cosa si intende per spiritualità ?

 

La spiritualità è un cammino di perfezionamento dello spirito il quale è la dimensione più importante dell’uomo. Infatti, papa Giovanni Paolo II, definisce l’uomo quale “soggettività spirituale” capace di spiritualizzare la materia e di materializzare lo spirito. E proprio ogni spiritualità è retta da questa dinamica interna. Cicarelli definisce allora la spiritualità come “ uno sviluppo e un perfezionamento dello spirito umano; anche Saturnino PANI. O.F.M. nella sua brillante opera “I principi fondamentale della spiritualità cattolica secondo le varie scuole di spiritualità” muove nello stesso senso. Il perfezionamento per l’uomo è in vista della corrispondenza sempre intensa alla sua Iconicità, cioè alla “imago Dei”, poiché siamo portati dal desiderio del soprannaturale( Scoto) oppure dal “desiderio della Maestà” (Kierkegaard). Questo desiderio dell’Infinito ci sospinge fino ai vertici del bene: così diceva San Bonaventura: “ Satians nostrum appetitum sicut obiectum solus Deus est, ad Quem capiendum humana anima ordinatur” (IV Sent., D.49, P.I, A. un., q.I (IV, 10001)); Poiché incalza sempre san Bonaventura “ Nata est anima ad percepiendum bonum infinitum quod Deus est; ideo in Eo solo debet quiescere et Eo frui” (Id., I Sent., d.I. a. 3, q. 2 (I,41a)).

Ogni spirito umano segue un orientamento secondo il suo rapporto con Dio, artefice del disegno di glorificazione, con Gesù Cristo “via” perfectionis( della perfezione), insieme con la Vergine Maria, madre sua, causa secondaria e ministeriale di ogni perfezione, con la Chiesa a chi è affidato nel tempo il compito di condurre a compimento il disegno divino, col prossimo insieme al quale bisogna realizzare il disegno divino nella carità “vincolo di perfezione” (Col 3,14).

Ovvero la perfezione è conformità a Iddio; è raggiungere la “similitudine” con Lui, a noi concessa per il sangue di Cristo( Cicarelli). Però, Gesù, artefice principale d’ogni perfezione non ci dà una santità già fatta, ma, ci rende idonei, con la sua grazia alla conquista di una santità personale. Così Egli è il modello che polarizza tutto l’essere perché in lui siano riprodotti i lineamenti divini. Tuttavia se è vero che ciascuno cerca di riprodurre l’unico modello, è altrettanto vero che ognuno ha il suo stile. Ciò spiega la nascita delle varie scuole di spiritualità cattolica.

 

 

SECONDA DOMANDA

 

Come si caratterizza la spiritualità francescana?

 

Per rispondere adeguatamente a questa domanda conviene dapprima fare una osservazione rapida: le spiritualità si equivalgono, avendo la stessa radice, cioè Gesù. Le caratteristiche sono elementi accidentali. D’altronde sono necessarie per ogni spiritualità la grazia divina e la volontà umana, e si svolge normalmente tra tre termini: Dio- Cristo- l’uomo. Ora ciò che caratterizza la spiritualità francescana è il suo cristocentrismo che afferma con schiettezza il primato assoluto di Cristo. Questo filone è partito da san Bernardo e ha trovato in san Francesco il suo massimo sviluppo, il suo migliore interprete. Cristo è centro dello speculare, del pregare e del vivere, centro della devozione e della dottrina. Il francescanesimo fonda il suo cristocentrismo spirituale sul cristocentrismo dogmatico. Cristo è capolavoro della trinità, e ha ricapitolato in Sé ogni cosa, è “Mediatore universale di natura, di grazia, di storia; in questo è eminentemente affiancato dalla Madonna in forza della sua partecipazione alla predestinazione  assoluta di Cristo.

L’anima serafica coglie Dio anzitutto quale Sommo Bene, e come tale nutre il desiderio di una profonda e intensa unione con Lui. Per questo aspira alla totale conformità con Lui per mezzo di Cristo, causa esemplare proficuo per tale mistica evento. Essa coglie in Dio l’entità suprema che è l’Amore e la coscienza di sé è di essere un essere amato, quindi potendo rispondere all’atto d’amore creativo e redentivo. La spiritualità francescana è pure affettiva, non già mero sentimento ma slancio vero e libero d’amore che verte all’incorporazione a Cristo, necessaria per il ritorno al Padre. Il serafico desiderio è rivivere in sé la sua vita e suoi misteri(Cicarelli). L’amore è ovvero essenza della perfezione e termine della contemplazione. In somma cinque sono le cose che contraddistinguono la spiritualità francescana: 1- Il Cristo, Figlio di Dio e di Maria, quale fondamento e centro dell’universo creato e della vita spirituale d’ogni uomo. 2- L’unione mistica con Dio come fine. 3- L’amore, come anima d’ogni realtà, creata e incerata. 4- la povertà, l’umiltà, il dolore come mezzi. 5- la libertà interiore, la semplicità, la perfetta letizia, l’apostolato come frutti. Tutto nella devota e fedele sottomissione alla Chiesa.

 

 

 

TERZA DOMANDA

Quali sono i fonti della spiritualità francescana? Darne una breve descrizione.

 

I fonti sono i diversi “luoghi” che hanno contribuito alla costituzione e lo sviluppo della spiritualità francescana. Distinguiamo cinque tipi di fonti: lo Spirito Santo; la Sacra Scrittura; la Liturgia; l’ambiente storico e la natura del fondatore. Ora diamo una breve descrizione di ognuno di questi “luoghi”.

Lo Spirito Santo è la fonte soprannaturale principale che diffonde sempre la grazia di Cristo nella chiesa. Lui solo ha guidato san Francesco dall’inizio alla fine sia nelle decisioni importanti, sia negli altri tipi d’iniziative. Così dice il Cicarelli: “(…) sempre l’orientamento definitivo gli è venuto dall’alto, e quasi sempre direttamente”. Per questo aveva una sottomissione sincera e genuina alla santa Chiesa e una venerazione ai sacerdoti, e voleva che le sue decisioni fossero sempre autenticate dall’autorità ecclesiastica. Portiamo come prova qui già l’incontro col Santo Padre Innocenzo per la nascita dell’ordine. Per il serafico d’Assisi, lo Spirito di Cristo solo illumina. Dice san Bonaventura “ Il servo dell’Altissimo aveva alcuno che gli insegnasse se non il Cristo”. Voleva regolare la sua vita e la sua attività “secondo il dettame dello Spirito”. Questo Maestro interiore “lo guida” su alla Verna; sempre sotto la guida dello Spirito sale a Fonte Colombo. L’anima francescana attribuisce l’iniziativa d’ogni opera e di tutta la sua santificazione alla grazia, vale a dire all’azione dello Spirito paraclito. Egli suggerisce e sviluppa nell’anima l’imitazione intima di Cristo, gradualmente fino all’incorporazione, all’identificazione, alla trasformazione in Cristo Gesù.

Il serafico padre scorgeva spessissimo la voce dello Spirito di Cristo nella Sacra Scrittura. Preferisce la rivelazione alla ragione umana che “è piena di Cristo”, diceva già san Girolamo, dal principio alla fine. Medita amorosamente la scrittura; di questo si può accorgersi nelle sue preghiere e nei suoi scritti e si rivela pure nella sua vita quotidiana. Il Cristo al quale vuole conformarsi s’incontra nella Sacra Scrittura. Il Celano sostiene che il serafico padre si nutriva della Scrittura e san Bonaventura afferma che leggeva, meditava e assimilava il sacro testo, ruminandolo con affetto di devozione. L’esprimeva quindi nelle opere per imitazione del Cristo e lo teneva sul cuore (Leggenda maior, XI, 1,2). Il Vangelo è libro d’amore e della grazia, del Verbo incarnato fatto via, verità e vita per ogni anima. L’originalità di San Francesco è di aver preso il Vangelo come unica norma direttiva di vita. Non sarebbe sbagliato affermare che il Vangelo è fonte principale della sua spiritualità. Il vangelo, però tutto il vangelo, alla lettera “sine glossa, sine glossa, sine glossa” quale ideale di perfezione, quindi attuazione immediata della parola divina.

Il suo spirito artistico, ossia di concretezza lo sospinge a vedere nella liturgia l’espressione del sentimento genuino della madre Chiesa. Aveva una sensibilità liturgica particolare perché voleva vivere ciò che conosceva e amava. Per questo è descritto come il “cultor trinitatis” per il suo culto alla SS. Trinità; aveva pure un culto speciale per Cristo e la beata Maria Vergine. Voleva partecipare ai misteri di Cristo che la chiesa nel suo circolo annuale propone ai fedeli. Recita pure, in modo particolarissimo il breviario romano che il suo ordinario contribuirà alla sua divulgazione. Incitava ad una cura delicata e amorosa alla liturgia sacra. Essa è considerata, a buon diritto, come la terza fonte soprannaturale della spiritualità francescana.

L’altra fonte è l’ambiente storico che ha visto nascere san Francesco. Prende dalla sua epoca il buono, il meglio e ne corregge le deviazioni. Le trasformazioni sociali di quell’epoca decideranno pure il serafico ad aprire la sua spiritualità alla missione, all’apostolato. Così si distaccherà dallo stile del monastero per affiancare i popoli nella loro ricerca di Dio, sempre in quel equilibrio perfetto di misticismo e di concretezza, di contemplazione e d’azione.

San Francesco ha una natura squisita. Per lui l’ideale n’esiste che nel reale, le parole nei fatti. Egli è d’un ottimismo sereno e gioioso. Per questo il suo misticismo è altrettanto gioioso e concreto. Di temperamento contemplativo sa armonizzare un ascetismo robusto e sereno con una vita attiva produttiva, affabile. Certo, i difetti della sua natura saranno sublimata dalla grazia, poiché ogni creatura “reducit ad Summum”.

 

 

QUARTA DOMANDA

 

La predestinazione assoluta di Cristo come fondamento del cristocentrismo dogmatico nella spiritualità francescana.

 

Si tratta qui di evidenziare il posto di Cristo in ordine al piano divino. Di per sé, la predestinazione è sia eterna (intenzione divina) o temporale (realizzazione delle cose previste). La precedenza è sempre alla prima caratteristica, ossia quella eterna. Iddio, per iniziare le cose fuori di sé fissa il fine con un atto che si chiama predestinazione. Duns Scoto lo definisce così: “Atto della volontà divina, la quale elegge la creatura intellettuale e razionale alla grazia e alla gloria”. Tale predestinazione è prevalentemente “atto di volontà” non già operazione intellettiva perché, nel piano divino delle cose, è il primato della carità. Dunque siccome sorretta dalla carità che è Dio, ossia “Dio è Amore” dice l’evangelista Giovanni, la predestinazione è assoluta.  Così dice il Rosini commentando Duns Scoto” L’unico movente per cui la volontà divina agisce all’esterno, è la sua propria bontà, desiderosa di comunicarsi ad altri esseri. ”

La predestinazione assoluta di Cristo s’evidenzia sia per il suo motivo (gloria di Cristo) sia per il fatto che non è stata occasionata dalla caduta dell’uomo. Pure quella dell’uomo non è occasionata dalla caduta dell’angelo. Conviene qui riportare una citazione del Dottore sottile che ci fa rinvenire il senso di ciò siamo andati dicendo fin qui: “ Dico così: Dio ama in primo luogo se stesso, in secondo luogo ama se stesso negli altri e questo è amore santo; in terzo luogo- parlando dell’amore di un essere estrinseco- vuole essere amato da colui che può amarlo in grado sommo; e finalmente in quarto luogo, previde l’unione (al Verbo) di quella natura che dovrà amarlo in sommo grado, anche se nessuno cadesse”; anzi, aggiunge il Rosini, “anche se nessuno altra creatura esistesse”. Ora l’incarnazione che è “somma opera di Dio” non può risolversi in evento occasionale, susseguente nel piano divino; tanto è vero che se ogni anima è ordinata, prescindere del peccato evidentemente, alla gloria, quanto bisogna dirlo dell’anima predestinata alla massima gloria, cioè Cristo. Questa veduta teologica ha animato e vitalizzato il cristocentrismo dogmatico nella spiritualità francescana sin dai primi decenni; poiché si intende qui mettere l’accento sulla persona di Cristo fondamento di tutto l’universo creato e sigillo d’ogni anima. Gesù è primogenito, Erede, Logos attivo nell’atto creativo, Unico Redentore del genere umano, “l’unum necessarum” nel cammino di perfezione; egli è Vita dell’anima, amico dell’anima, oggetto d’amore e soggetto d’amore, anzi amante e amato.

Ora “ Se Colui, che vuole con ordine, vuole prima ciò che è più vicino al fine, è logico che il primo posto va a cristo, predestinato appunto per essere il “capo della corte celeste”. E in Lui siamo “colmanti” (condiligentes). Tuttavia solo Lui glorifica sommamente la Trinità “anzi la lode di costoro (noi) può salire a Dio solo per mezzo di Cristo e con Cristo. Qui possiamo allora capire l’anelito del serafico all’immedesimazione a Cristo, un anelito che promana tutta la vita sua e riecheggia in modo sublime nella schiera dei santi francescani, colmanti di Cristo. Gesù è stato previsto “ante fabricam mundi”(san Girolamo”, volontà trinitaria di esternarsi, perciò è una predestinazione assoluta e si agganciano a Lui la schiera degli eletti “ad Deum per Iesum”, “E’ il primo voluto” perché più vicino al fine; per questo la sua incarnazione è tutta opera dello Spirito santo che è causa formale d’ogni grazia e artefice d’ogni santità quanto all’iniziativa e quanto al fine. Nello Spirito di Cristo il mondo è stato voluto e concepito “buono”, indipendentemente dal peccato, questo è verità rivelata(Cf. Gn1,1-31); Dio l’ha realizzato in Cristo e per Cristo( Cf. Gv1,1-3; Ef1,3-6; Col1,15-20; Rm8,29-30). Sulla natura e le esigenze dell’amore, e sulla concezione di Dio come Amore, riposa dunque la predestinazione assoluta, quale fondamento del cristocentrismo francescano.

Riassumiamo quanto abbiamo detto, ispirandoci dal pensiero scontista commentato da Rosini. Ci sono di fatto quattro affermazione fondamenti che riaffiorano di seguito.

1-                           Gesù predestinato per la somma gloria che rende alla Trinità, ciò in ragione della unione ipostatica che, secondo Scoto, precede, nell’ordino dell’esecuzione la stessa gloria e ne diventa la disposizione sorgiva, ossia la scaturigine “non avrebbe tanta gloria, né sarebbe stato “pieno di grazia e di carità” se la sua natura non fosse sussistente nel Verbo”.

2-                           L’incarnazione del Verbo, Figlio di Dio è pura grazia per manifestare il sommo bene della grazia senza meriti.

3-                           E’ quindi l’unico depositario e l’unica fonte della grazia; così secondo il decreto divino”non si debba essere nella chiesa se non un solo capo, dal quale fluisca la grazia sui membri”.

4-                           Egli è il mediatore unico; in questo ha il primato di causalità universale; tale causalità può essere vista in due modi, cioè la causalità ideale( nelle intenzioni divine) e la causalità reale( nella realtà). E’ mediatore di creazione, di grazia, di gloria, sommo glorificatore di Dio e glorificatore universale. Ha il primato nell’elezione e anche nell’essere, primo di tutte le creature, poiché causa esemplare e finale di loro( primato ontologico). Egli è il vincolo di perfezione, dice l’apostolo (Col 3,14), quindi ha anche il primato di perfezione.

Ovvero, possiamo concludere dicendo questo: la predestinazione assoluta di Cristo è fondamento del cristocentrismo dogmatico per un solo fatto saliente: ogni gloria resa a Dio è debitrice dei meriti di Cristo, meriti non per sé, ma ottenuti per gli altri.

 

 

QUINTA DOMANDA

Che cosa si intende per cristocentrismo spirituale?

 

Partiamo dal fatto evidente, derivato dal cristocentrismo dogmatico, cioè che una realtà mistica, unione con Dio non può essere raggiunta che in Cristo, “vita”, “porta” e “fondamento” dell’edificio spirituale. Se è vero che dobbiamo riprodurre la santità del Padre Celeste, è anche vero che per farlo occorre passare necessariamente per Cristo, unica e somma via. “Senza di me non potete niente…” aveva già detto.(Gv 15,5).

Chi anela ad unirsi a Dio, a conseguire la felicità, la perfezione, il proprio fine, dice il Cicarelli non può prescindere dell’amore crocifisso, dal Cristo incarnato. La creatura umana è tutta ordinata a cristo che l’ha redenta. Egli ha purificato le nostre potenze con il suo sangue e “non c’è altra via se non attraverso un ardentissimo amore per il crocifisso” (san Bonaventura, Itinerarium, prolog. (V,295b). A proposito il Breton, nel suo libro “Le Christ de l’âme franciscaine”, afferma che Cristo è il centro e il fondamento nella vita spirituale, anche nella vita sociale, aggiunge il Cicarelli. Quest’ultimo continua affermando che Gesù si offre allora quale oggetto d’amore e di contemplazione per ogni uomo che viene a questo mondo(cf. I capisaldi della spiritualità francescana, p.208.)

L’anima serafica possiede un anelito inestinguibile che si appaga solo nel vedere Gesù(via) nel conoscerlo(verità) e nel viverlo(vita). L’esperienza di san Francesco, riportata nella “Leggenda Maior” di san Bonaventura, mostra quanto vedeva Dio nelle sue opere, anche quella volontà manifesta di rappresentarsi e imprimersi i momenti forti della stessa vita di Gesù( del bambino che vagisce nella mangiatoia, la vita povera e nascosta, immedesimarsi al Cristo sofferente…). Ciò esprime tutta la fiorente devozione alla santissima Umanità del Cristo che caratterizza la tradizione francescana. Tale devozione è qualificata da J. Maritain come la « porte(…) par qui grâce et vérité nous sont données… » Per questo poté dire ancora san Bonaventura « Christus mentem Francisci absorbuit”. E’ come se Cristo entra in Lui per comunicargli la sua vita divina fino alla pienezza. E il Celano afferma che Francesco portava sempre nel suo cuore Gesù, sulle labbra, nelle orecchie, negli occhi, nelle mani e in tutte le altre membra. Questo è l’espressione esatta dell’“absorbuit”. Già aveva pregato così “Absorbeat quaeso, Domino…” Cristo è vita dell’anima ; nella spiritualità serafica Cristo è misticamente vivente in noi, è il maestro interiore. Richiede allora a ciascuno una ricerca personale di Cristo, una ricerca appassionata, nella soprannaturale simpatia fino al congiungimento al mistero di Cristo, del finito coll’Infinito. Poiché solo in Lui c’è la soluzione di tutti i misteri, del nostro essere, del nostro operare. Per mezzo di Lui tutto è stato fatto. Ecco il cristocentrismo spirituale che ci riporta al cristocentrismo dogmatico. Si vede nell’Umanità di Cristo il segno nuovo e soprannaturale che Dio ha dato all’uomo per arrivare a lui. L’Umanità benedetta di Cristo ci stimola all’imitazione e ci conduce alla contemplazione amorosa della Divinità, alla vetta della carità, in cui nell’unione più intima, l’anima si sposa a Dio (Ugo di san Vittore).

 

 

SESTA DOMANDA

 

La Vergine Maria nella predestinazione assoluta di Gesù.

 

Dopo aver compreso che cosa è la predestinazione assoluta di Gesù, ci è più agevole addentrarci nel discorso sulla predestinazione di Maria Vergine. Poiché non v’è privilegi in Lei che sia a sé stante così in modo eccelso.  Essi dipendono da un principio che gli realizza, ossia Gesù Cristo. C’è un legame forte tra loro che possiamo scorgere già nel testo di san Paolo ai Galati, capitolo quattro, versetto quattro, citiamo: “Quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la legge”. Ogni parola qui ha un senso forte, e con Rosini possiamo avvertire in questo contesto l’elemento della predestinazione, oltre ad altri significati inerenti e secondarie. Il legame tra Gesù e Maria è sia naturale che morale; naturalmente vincolato in forza della maternità e moralmente in virtù della grazia. Ossia “(…) quel “decreto” della predestinazione, con qui Cristo e Maria furono previsti “insieme” e per primi nel piano divino”(Rosini) è uscita dalla stessa sorgente. Le due predestinazioni s’intrecciano in un medesimo decreto; sono intimamente connesse e correlative. Anche la “Inefabilis Deus” dice appunto che furono previsti “uno eodemque decreto”.

Ora Maria è fondamentalmente in ordine a Cristo, in quanto mentre la pienezza di grazia che fonda l’essere di entrambi, per Cristo procede dalla sua unione ipostatica, quella di Maria risulta dalla volontà stessa del Figlio suo. Per questo già i discepoli immediati di Scoto hanno applicato a Maria i vari principi posti dal maestro per Cristo, collocandola subito dopo Cristo, così afferma il Rosini.

D’altronde, bisogna precisare che il Dottore sottile asserisce che la predestinazione è in ordine alla gloria di Dio. Lo è anche per tutti gli eletti, quindi Cristo e Maria. Ma la distinzione è al livello dei gradi, in pratica dal sommo al massimo, dall’anteriorità alla posteriorità.

Maria come cristo, dice il Dottore sottile, fu voluta unicamente per amare, ossia per essere “colmante”. Lei fa parte della corte celeste, il cui capo è Cristo. In questo Lei è la “socia Christi”. Di Lei, lo Scoto parla di predestinazione assoluta e simultanea, oggettivamente “atto della volontà divina”. Lei è prevista in ordine alla gloria. Per natura quest’ultima è dono escludente ogni merito proprio.

Di fatto, il massimo grado di gloria, come l’abbiamo già detto, è riferito solo a cristo che è più vicino al fine del volere divino: “Dio vuole- afferma il beato Scoto- prima la gloria di quest’anima di Cristo, che non la gloria di un’altra anima”, perché è unita al Verbo. E solo da questo grado massimo discendono gli altri gradi, in conformità alla loro vicinanza al fine. Chi può essere più vicino al fine, dopo Cristo, se non la stessa madre del Figlio, Maria! In virtù della sua maternità- nel suo duplice senso esecutivo- cioè fisica (Cristo) e spirituale(noi), solo Lei può pretendere una vicinanza più intima a Cristo; così inteso da Dio nella predestinazione.

Riassumiamo quanto siamo andati dicendo con questo pensiero di Rosini; dunque

<< Ne segue che mentre Cristo deve- come abbiamo detto- tutto(dalla gloria alla grazia e all’unione ipostatica) alla pura e semplice liberalità di Dio, Maria a sua volta, deve tutto, (dalla gloria, alla grazia, alla maternità) alla pura e semplice liberalità del Figlio. Così nel piano divino, concepito da Scoto- Cristo è “sommo Bene di Dio” e Maria “Sommo bene del Mediatore”>>. Questo pensiero era già stato sviluppato in qualche modo dallo Pseudo-Girolamo nella sua lettera “De Assumptione S.M Virginia” ove affermava: “In Mariam, vero totius gratiae quae in Cristo est plenitudo venit, quamquam aliter” Con le espressioni “quamquam aliter” certamente voleva significare che tra Gesù e Maria la pienezza di grazia è la stessa altrimenti non si potrebbe dire “tota simul”. Anche san Pier Crisologo, riprendendo così Pascasio affermava “Mariae vero simul se tota dedit…”.Maria dipende oggettivamente e soggettivamente dalla trascendenza di Cristo nella predestinazione. Lei è ciò che è nell’ordine ipostatico, e realizza il suo sacerdozio materno(Scheeben) nel sacerdozio ipostatico di Cristo.

 

 

SETTIMA DOMANDA

 

La Vergine Maria e la Sua gloriosa Assunzione nella tradizione serafica.

 

La tradizione serafica si muove essenzialmente per la tesi moralistica che accetta la predestinazione “uno eodemque decreto” per Gesù e Maria. Così anche nel compimento dell’evento redentivo. Gesù è veramente morto e risuscitato, non già in forza della sola unione ipostila, ma proprio per un miracolo “nuovo”, ossia per volontà divina al quale partecipa come Verbo. L’Immacolata, nella totale conformità al Cristo ha subito anche Lei la morte ed è assunta per volontà del figlio suo in cielo sempre in forza di un miracolo “nuovo”. Infatti morendo così, Ella porta al compimento il suo ruolo materno di corredentrice vera presso l’unico redentore Gesù Cristo. La tradizione francescana ha sempre affiancato in modo proprio “serrato” la Madre al Figlio. Le stesse vicende della spiritualità serafica testimoniano: da san Damiano(con il Mysterium Christi) alla Porziuncola( con il Mysterium Mariae). A proposito dice il Cicarelli: “In una visione cristocentrica della realtà, Maria va considerata insieme con Gesù: la teologia francescana scorge in Lei la “collaboratrice” di Gesù in tutte le opere ad extra di Dio, e tale la vede nella predestinazione divina, nel tempo e nella storia” (op.cit.pp.245-246.).

San Bonaventura, Giacomo da Milano, Corrado da Sassonia, San Bernardino, san Lorenzo da Brindisi anche Bartolomeo da Pisa sono concordi nel asserire che Maria ebbe da Gesù il primato della compassione. Quindi Donna eletta, con il Figlio eletto portano a termine la loro missione per qui fin dall’eternità furono predestinati.

Quindi capiamo che il privilegio dell’assunta è concesso con la sua predestinazione a essere l’Immacolata intimamente associata a Cristo. Maria non muore, secondo la tesi francescana, a causa del peccato originale. Non! Ella è associata a Lui “anche nella gloria”

“ Maria, anche fisicamente, era più perfetta di Eva prima della colpa. La morte, castigo del peccato non poteva colpire l’Immacolata; la morte espiazione del peccato altrui era spiritualmente e misticamente già avvenuta per Maria sul calvario, in unione con la morte fisica di Gesù”. (Cicarelli, op. cit. p. 271.)

Qui può giovare tanto la dimostrazione del Beato Duns Scoto, Dottore dell’Immacolata. Egli parte dal fatto che la mortalità è insita nella creatura. Asserisce <>. Ora se è vero che la morte è entrato nel mondo per il peccato(Rm5,12), è altrettanto vero che fu preceduta dalla “potenza” di morire. Quindi la morte è “ex conditione naturae” prima di essere “ex peccato”. Allora la morte si dice in due modi: naturale e morale; la prima è separazione dell’anima dal corpo; la seconda è separazione dell’anima da Dio per l’atto della disobbedienza.

C’è in ogni qual modo una legge generale della morte che colpisce tutta la posterità di Adamo, compresi Gesù e Maria dice Scoto e prima di lui sant’Agostino. Però la morte è tanto universale quanto lo è la risurrezione. La morte è intesa prevalentemente sia da san Paolo(1co15, 21-53) sia da sant’Agostino e quindi Scoto non già come causata dal peccato, ma come intervento della legge naturale. Secondo Scoto, Maria, per mezzo del Figlio suo, fu preservata dalla “pena maggiore” cioè quella del peccato originale, ma non quella “minore”, ossia la morte naturale ed altre sofferenze, perché a Lei utili in ordine al merito.

L’abbiamo già detto, Gesù e Maria non devono la loro integrità corporale né all’unione ipostatica(Gesù) né alla graziasantificante o pienezza di grazia(Maria): questo è il miracolo “antico”, ma ad un miracolo “nuovo”. “ con un atto di volontà”, Dio preservò il corpo di Cristo dalla dissoluzione. Ossia malgrado la separazione dell’anima del corpo, quel corpo mantenne la sua identità in forza della “forma corporitatis”. La stessa cosa avvenne per Maria per volontà del Figlio suo. Scoto contempla allora, dice il Rosini, Cristo e Maria associati nella morte e nella risurrezione, entrambi immediatamente risorti. Per tutti e due, secondo lo Scoto, la morte fu utile in ordine al merito e perciò tutti e due la subirono. E come necessaria conseguenza della immediata risurrezione di Maria, è la sua glorificazione.

“ Maria ha terminato il corso della vita terrena con la morte seguita dalla immediata risurrezione e quindi fu assunta in cielo in corpo e in anima”( Cicarelli)

 

Père Magloire Nkounga Tagne

 




La Mariologia di Benedetto XVI

16092011

 

La Mariologia di Benedetto XVI

 

In   Card. J. Ratzinger – Hans Urs von Balthasar, Maria Chiesa nascente, Ed. Paoline, Roma, 1981, 77 pagine.

 

 

1-    Il nuovo papa Benedetto XVI è uno dei teologi di tempra prettamente rara. Ha speso anni e anni della sua vita al servizio della Parola di Dio, sempre mosso dalla volontà retta di renderLa intelligibile e attuale. Uomo di dialogo, ma soprattutto animato da un amore straordinario per la Chiesa, brilla per la sua ortodossia e il rigore scientifico con cui affronta le questioni teologiche anche le più scottanti. La sua sfavillante esperienza di professore di teologia dogmatica e storia dei dogmi in varie università tedesche (Bonn, Munster, Tubinga, Ratisbonna) e il suo variegato impegno pastorale segnato da una grande ed equilibrata apertura al mondo contemporaneo gli valsero il posto di interlocutore privilegiato del defunto papa Giovanni Paolo II.

2-    Intelligenza acuta e perspicacia, ha scritto abbondantemente su vari temi. Basterebbe consultare il n° de l’Osservatore Romano per rendersi conto. Però in questa piccola riflessione che proponiamo ai nostri lettori, ci limiteremo soltanto a mettere a fuoco alcuni aspetti salienti del suo pensiero mariologico. Proprio perché – e come l’ha espressamente il 19 aprile scorso, immediatamente dopo la sua elezione – siamo convinti che Maria è Colei che guida la Chiesa de suo Figlio. Perciò chi sta dalla sua parte non deve temere e non motivi di lamentarsi. Benedetto XVI ha detto “Maria è dalla nostra parte”; questa parte è certamente la Chiesa, il popolo di Dio che guarda con fiducia verso il futuro; questa parte può essere anche la singola anima presa in sé che va guidata sulle vie della santificazione. Gesù è, sì, fondatore della Chiesa, Signore del cielo e della terra, Unico Mediatore tra noi e Dio, ma Egli, nella sua opera fondatrice, nella sua signoria, nell’unicità della sua mediazione, ha voluto contingentemente associare sua Madre; ha voluto che Ella fosse non solo una causa secondaria qualsiasi nell’imponente opera di redenzione, bensì concausa, quasi da formare non più due realtà realmente distinte, ma formalmente distinte. Gesù e Maria SS., uniti arctissimamente, sono l’unica causa della nostra salvezza.

3-    Maria è quindi Madre del divin figlio dal punto di vista naturale e Madre nostra amorosissima dal punto di vista soprannaturale nella corredenzione, “ (…) grazie alla sua particolare posizione nell’opera di salvezza” (p. 5)

4-    La devozione à Maria non è una cosa facoltativa per la fede cristiana; è essenziale. Come sul piano biologico naturale non scegliamo chi sarà nostra madre, nemmeno nell’ambito della rinascita nell’acqua e nello spirito ci dato di sceglier chi ci sarà madre. Dio ce l’ha dato gratuitamente. Non a caso l’atto di donazione porta il sigillo della Croce, perché il calvario è il momento clou della ricreazione dell’uomo; è l’istante in cui Dio non crea più con la sola parola ma con un gesto quanto mai ricco di significato esistenziale. Questo gesta, fenomenologicamente, sembra quasi assurdo “scandalo per i greci”, sembra un evento che lasci irrequieti tanti animi; sembra una “debolezza di Dio”; sembra una sconfitta. Infatti, è solo un’apparenza; è solo un’impressione senza “fundamentum in re”. Dio volle contingentemente che il Figlio di Maria, Figlio di Dio, morisse sulla croce per riscattare ogni uomo sulla terra. Non era una necessità, chissà, impellente quasi come imposta a Dio stesso. Volle così: lo poteva ed era conveniente, quindi lo fece. L’amore, nel darsi sceglie anche le cose più abiette pur di consumare il cuore dell’amato, in questo caso noi induriti peccatori. Pertanto la riconciliazione con Dio è, sì, una iniziativa esclusiva di Dio, ma essa avviene sulla via regale, ed ora imprescindibile, della Croce. La riconciliazione si paga, ha costato e costa sangue. Questo è il significato teologico di quel gesto anodino, di quel incomprensibile atto ricreativo che esprime splendidamente la sapienza divina. La croce è sapienza divina. Anche tutto l’operare della Madonna confluente verso questa metà è espressione di tale sapienza. Questo è un altro significato di quel antichissimo titolo mariana: Sedes Sapientiae.

5-    “è ben per questo tornare a considerare sempre il punto di partenza autenticamente cristologico di questa devozione, non tanto per sbarazzarsene, quanto piuttosto per situarla rettamente: Dio ha guardato ‘l’umiltà della sua serva ’ per compiere in lei quelle ‘grandi cose ’ che egli aveva promesso ‘ad Abramo e alla sua discendenza ’, come Maria stessa proclama ne suo cantico di lode” (p. 6). La prima considerazione è il Fiat e il suo impatto quanto mai decisivo nel “superamento della fede veterotestamentaria piena di attesa di Abramo, nonché l’atto di inclusione dell’antico testamento nel nuovo, del giudaismo nella Chiesa”(p. 6). La seconda, che di fatto dipende dalla prima…

 




L’Immacolata in rapporto a noi figli e discepoli di Cristo Salvatore

16092011

 

L’Immacolata in rapporto a noi figli e discepoli di Cristo Salvatore

 

L’Immacolata è Madre del Corpo mistico cioè la Chiesa, perché da Lei derivano, in forza della sua unione ab eterno con Cristo principio di ogni grazia per tutti noi, – l’ordine, perché Maria “ è membro più eccellente della Chiesa” (LG); – la perfezione, in ragione della sua pienezza di grazia; – la forza di agire, perché in ordine alla creazione e alla Redenzione, Ella è, con Cristo, causa esemplare attiva. La sua grazia è da Lei a noi partecipata. Maria SS.ma è Madre della Chiesa relativamente alle anime, e questo in modo subordinato, e lo è anche relativamente ai corpi, e questo in modo secondario, in quanto per lei essi divengono, ora, cosa e proprietà sua in vista dell’incremento del regno del suo Figlio.

 

Si badi bene però, Lei non è soltanto Madre delle membra che al momento stanno unite al Capo (anche Lui Figlio di Maria), ma pure è Madre di coloro che gli sono unite in potenza, dunque Madre di tutti gli uomini affinché tutti gl8 eletti giungano alla gloria eterna.

 

D’altronde, quando si parla del Corpo mistico, s’intende “una moltitudine orinata a un unico fine con atti e uffici distinti”[1]; ora si sa che gli angeli sono anche loro ordinati al medesimo fine degli altri fedeli della Chiesa, ossia alla gloria di Dio, perciò gli angeli fanno parte della Chiesa. Dunque Maria, quale Madre della Chiesa, è Madre-Regina degli angeli.

 

In ordine poi alla salvezza nostra, Maria quale pienezza di grazia, è co-principio  di grazia per tutti noi. Perciò in Lei la grazia santificante personale è la stessa grazia santificante della Madre per la santificazione dei figli. Essere dunque Madre della Chiesa quanto all’influsso della grazia (cioè quanto alla causalità estrinseca e intrinseca basata sulla relazione d’ordine, ossia la dipendenza soprannaturale da parte di ogni uomo) è propria di Maria subordinata a Cristo  di cui, come dice san Tommaso d’Aquino, è propria ed esclusiva  la Vera Pienezza della Grazia. Infatti, Gesù, “(…) l’ebbe nella massima eccellenza  nella massima estensione degli effetti che le spettano; la pienezza di grazia, invece, ad altri attribuita, non riguarda la grazia in sé, ma solo la capacità di chi la possiede; importa cioè che uno, secondo la sua condizione abbia pienamente la grazia.”[2] Maria rappresenta l’abbondanza della pienezza della grazia nella Maternità divina, nella Corredenzione e nella Mediazione di tutte le Grazie.

 



[1] San Tommaso d’Aquino, Sum. Theol. III, q. 8, a. 4.

[2]  Ibid.,  III, q. 7, a. 10.

 Padre Magloire Nkounga Tagne




Le triomphe du Coeur Immaculé

16092011

 

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Le triomphe du Cœur Immaculé a été déjà annoncé à Fatima (1917). Il engage tous les fils et filles de l’Eglise et tous les hommes et femmes de bonne volonté. Le Règne de Dieu doit triompher dans les cœurs à travers Marie. La sœur Lucie de Fatima, une des voyantes, encore vivante, et choisie expressément par l’Immaculé comme « apôtre » du Cœur Immaculé, dans son livre « I messagi di Fatima » (Les messages de Fatima), revient à plusieurs reprises sur l’argument.

            En effet notre Dame de Fatima dit le 13 juin 1917 à Lucie : « Jésus veut établir dans le monde la dévotion à mon Cœur Immaculé »(ce sont là les paroles textuelles de la Mère du ciel).Elle a donc parlé, Elle a donc fait entendre sa voix : Oui,  LA VOIX DE L’IMMACULE a résonné sur les toits du monde. Nous l’avons entendu ou non ? Cette voix dicte la volonté de son Fils, la volonté de Dieu. A qui s’adresse-t-elle ? La Vierge s’adresse à moi, à toi, à nous, à tous ceux qui se reconnaissent fils de Dieu, à tous les hommes et femmes qui ont à cœur le salut des âmes. Ecouterons-nous cette voix douce, maternelle, et suave qui désire  une seules chose; que nous devenions saints comme Saint est le Père céleste. Que nous devenions Immaculés dans son cœur, le Cœur de la Pleine de grâce. 

            La dévotion au Cœur immaculé, dès maintenant dans nos maisons, dans nos paroisses, dans nos lieux de services, à l’école, sur la rue, partout, est semence du triomphe. Un geste de notre volonté, bien que faible et fragile est méritoire ; c’est aussi suffisant pour que la Vierge opère en nous les merveilles de sa plénitude de grâce. Oui « Ad Jesum per Mariam ». Ne l’oublions pas, Marie est la voix ( et aussi la voie) plus indiquée pour nous rappeler sur les sentiers du Christ, notre Seigneur. La Vierge est la voix qui aujourd’hui crie dans le désert du monde. Ecouterons-nous cette voix ? Jetterons-nous nos nihilismes, nos rationalismes, notre laïcisme trucidant, et encore plus notre haine contre Dieu ? Qu’est-ce qu’il y a de plus émouvant qu’une voix maternelle ? Même le fils plus têtu, devant la maman, écoutant sa voix mansuète, s’impose un moment de silence et réfléchit un peu, bien plus, il se met en question ; il se confronte, il se laisse interroger, il laisse que la voix résonne en lui. Ecouterons-nous cette voix ? N’ayons pas peur ! Renouvelons notre geste d’amour et disons ensemble « vive l’Immaculé ». La voix de l ‘Immaculé est notre Guide en cette terre d’exil. Il n’est jamais trop tard pour recommencer; en fait le secret est de recommencer avec courage, entrain et confiance totale en Elle.

            Eh bien ! Très cher lecteur, vous l’avez deviné très bien, notre organe d’information et de formation mariale n’a autre but que d’être aussi, indignement bien sur, un haut-parleur, pour rendre plus audible à vous, camerounais de la diaspora, la voix  qui sauve, la voix de l’Immaculé. Il  s’agit effectivement de voir Marie comme un exemple pour  localiser, saisir et résoudre les problèmes humains de notre temps. Montrer, c’est-à-dire, le rapport entre les problèmes humains  et ecclésiaux actuels avec la Mère de Dieu : la cause du développement en Afrique, la promotion de la femme, la cause de la paix et de la vie, l’exigence de communion, et le dépassement des atrophies du sens de l’Au-delà. Le notre est un essai d’acculturation du langage religieux marial second nos exigences culturelles. Vos prières nous aideront certainement à rejoindre ces objectifs que nous nous proposons. Et la Vierge aura pitié de notre incapacité et ne nous refusera pas son regard maternel.

 

 

 

AVE MARIA !

Père Magloire Nkounga Tagne




NOUVELLES SUR LES APPARITIONS DE LA BIENHEUREUSE VIERGE MARIE EN AFRIQUE

16092011

 

NOUVELLES SUR LES APPARITIONS DE LA BIENHEUREUSE VIERGE MARIE EN AFRIQUE

 

 

 

Notre beau continent a eu tout au long de son histoire des faveurs particulières de notre très chère Mère du ciel. Ainsi nous pouvons environs 14 apparitions à travers tout le continent, du nor au sud, de l’est à l’ouest. Les nations chanceuses et fortunées par ordre chronologique sont : le Maroc, l’Angola, la Tanzanie(1900), la Sud-afrique(22/08/1955), L’Algérie(1950),l’Egitto(1968, 1974,1985, 1986, 1990),le Rwanda( 1981, 1985), le Burundi(1984,1985). Ces informations, je les ai puisées dans un recueil bien documenté sur toutes les apparitions de la Vierge à travers le monde.

J’ai choisi pour vous l’apparitons de Kibeho(Rwanda) qui est autant fort d’émotions et riche d’ensignement. Voici l’histoire :

 Cinq élèves d’une école : Alphonsine Mumureke, 17 ans, Nathalie Mukamazimpaka, 2 aans, Marie-Claire Mukangango, 20 ans, Valentine Myiramuhoza, 18 ans et Stephanie Mukamurenzi, 14 ans, virent la Madonna, Elles étaient avec une sœur, leur enseignante, La Mère de Dieu apparut à elles ornée d’une beauté splendide et leur ensigna à pier et à chanter des hymnes sacrées. En outre Elle leur transmit quelques messages.

La très Sainte Vierge Marie se manifesta aux voyantes du 28 novembre 1981 au 28 novembre 1989. La Vierge apparut aux jeunes filles et à la sœur vetue d’un habit blanc, candide comme la neige, dans la figure d’une indienne à la peau osbcure ou noire. Elle parla avec les voyantes aussi  à propos des des problèmes quotidiens, les bénit et bénit leurs chapelet et l’eau. Elle leur enseigna à bien réciter le chapelet.  Elle se montra très bonne et amicale avec elles.Le 15 mai 1982 arrivèrent aulieu des apparitions 15 milles personnes . En ce jour là on eut une apparition particulière très longue, durant laquelle la Madonna voulut montrer les péchés du monde avec des scènes symboliques et pleines d’enseignement, parmi lesquelles un abysse, le sang et beaucoup d’arbre enflamme. Puis exhorta les hommes, par les voyantes, à la prière et le sacrifice.

Un signe particulier confirma la présence surnaturelle de Marie : les présents notèrent que dans une journée de soleil splendide comme celle là , beaucoup d’étoiles étaient encore plus brillantes dans le ciel comme si c’était la nuit.

Sachons donc profiter des signes du ciel  pour augmenter notre ferveur dans l’amour à la Vierge du ciel.

 

AVE MARIA !

 

Père Magloire Nkounga Tagne  




devinettes

16092011

 

 

1-      Quel age avait-elle au moment de passer de ce monde à l’autre ?

2-      Quel est le comble d’une Mère-Reine ?

3-      Par quel nom fut-elle appelé par l’ange Gabriel ?

4-      Pourquoi Michele Archangelo, peintre italien, a choisi une jeune fille de 16 ans dans son oeuvre d’art « la Pietà »

 




Devinettes et Boutades sur la Vierge Marie

16092011

 

Une boutade : Vous vous rappelez l’épisode de la femme adultère : les pharisiens viennent à Jésus pour accuser cette dernière surprise dans son infamant délit. Il demandent au Seigneur de faire justice. Et dans la splendeur de son Intelligence divine dit aux accusateurs : qui de vous n’a pas péché lui jette la première pierre. Et dans la foule qui assistait à ce drame, il y avait quelqu’un de spécial. Jésus, après ces paroles se met à écrire par terre, et soudain le surprend un petit caillou. Il s’interroge : qui est celui qui a posé cet acte ? Ah, Jésus avait oublié un détail, dans la foule en compassion pour la femme accusée, il y avait aussi sa Mère, l’Immaculé, La pleine de grâce. C’est bien Elle qui a jeté un petit caillou de rien du tout sur son Fils en obéissance aux ordres de son Seigneur. Et Jésus, eh Maman ! et avec un sourire filial signifie à sa Mère qu’il entendait pas lui donner un acte d’obéissance !

 

 




A COEUR OUVERT AVEC LA MADONNA

16092011

 

A COEUR OUVERT AVEC LA MADONNA

MON PLUS BEAU CHANT D’AMOUR A LA VIERGE

 

 

O Mère d’amour plein de tendresse

De sollicitude adroite et pleine d’adresse

De toi, je ne peux m’éloigner, o lumière de ma vie

Trèsor parfait de mon âme, je désir seulement Ta patrie

 

Comment résister aux étreintes maternelles desquelles Tu me combles ?

Comment détourner mon regard de ton regard mille fois aimable ?

Comment rester indifférent devant la magnanimité angelique de Ton Cœur ?

Comment ne pas profiter de ce moment plein de Ta présence, o cette merveilleuse heure… ?

 

Tu es l’Immaculé, Tu es le Sourire du Père Céleste !

Tu es Belle, une Beauté Pittoresque, Tu es la Beauté, du Saint-Esprit le plus beau Geste … !

Chaque goutte de mon sang Te dit : Ave Maria !

Chaque battement de mon cœur proclame : Ave Maria !

 

Ma Mère à moi, Toi qui me fais bondir d’allégresse

Toi qui chasses de mon cœur toute tristesse,

Je t’embrasse, et je veux rester dans des bras bien chaudes et maternels,

Je veux pour toujours être pour Toi, ainsi espérer au Séjour Eternel.

 

Maman, o Maman Chérie, peux- tu abandonner un cœur qui gémi pour Toi ?

Non, Maman, ma Douce Mère, Tu sais, je ne désire rien du tout pour moi,

Tout pour Toi, o tendre Mère, Tout pour Ta mission sur terre au profit des âmes,

Je te regarde et mon cœur gémit, et j’éclate en pleur, en joie, o Maman je t’aime !

 

Quand le prinptemps offre à la nature désséchée par le Froid torride ses parfums dorés,

Tout semble réfléter une réalité paradisiaque,

Les prés se colorent, tout s’éveille, le cœur chante et sourit, une sorte de « pâque » !

En ce moment là je pense à Toi,  Beauté sublime, puisque tout de Dieu. Je veux y aspirer.

 

Maman, je t’aime, je t’aimerai, ton aide ne dois pas manquer,

Tu es très bonne et Juste. Je veux vivre seulement de Toi

Toute ma vie, je te l’offre, prends alors ce petit paquet,

Tu es la raison d’être de ma vie, Tu es tout pour moi.

                                                                                                                         AVE MARIA !

Père Magloire Nkounga Tagne

 




L’IMPORTANCE DU SANCTUAIRE MARIAL DANS LA VIE CHRETIENNE

16092011

 

L’IMPORTANCE DU SANCTUAIRE MARIAL DANS LA VIE CHRETIENNE

 

L’histoire de la spiritualité chrétienne confère au sanctuaire marial un rôle prépondérant dans le progrès et l’épanouissement spirituel des croyants en général. Les premiers lieux où le christianisme a fait ses premiers pas, ou encore ses pas les plus décisifs, comme le continent européen, sont en général très favorables à la construction de sanctuaires, où se cultive la foi du peuple de Dieu. Le sanctuaire , en général, a deux propriétés : 1- susciter le désir de la vérité et de l’acte de foi consécutif. 2- convertir et renforcer les acquis spirituels sur le chemin ardu de la sainteté. Dans cet article nous nous proposons de présenter au lecteur ces deux fonctions que librement nous avons identifier selon notre petite expérience de sanctuaire ici en Europe.

            La tendance actuelle du monde moderne en ce XXIè siècle est l’évasion. Il y a une forte propension vers l’original, le toujours nouveau, la nouvelle mode. La sociologie note très bien que le monde contemporain grâce aux structure de communication sophistiquée existante, la culture mondiale est entrée dans une phase de véritable globalisation. Au niveau des religions on parle d’un phénomène de relativisation au point s’arriver non seulement à un syncrétisme, mais, et pire encore, à u n type de marchandage. Il existe ce que les sociologues appellent communément « le super-marché des religions », c’est une nouvelle mentalité qui veut mettre sur le même piédestal toutes les religions et chacun peut choisir parmi elles ce qui lui plait, ou bien opérer aussi un choix de type syncrétique. Ceci est bien le signe manifeste d’un esprit inconstant et « insatisfait ». Et pour cela on accuse les religions traditionnelles d’incapacité de satisfaire le désir profond de l’homme d’aujourd’hui.

            Mais, en réalité, la raison profonde de telle insatisfaction est à trouver non dans les vérités immanentes des dites religions , plutôt dans la mentalité de consommation et d’attachement à la matière, l’incapacité grégaire de l’intelligence de l’homme d’aujourd’hui à s’élever au-delà des besoins physiques et immédiats.  Ceci crée évidemment des sujets versatiles, une versatilité érigée en valeur de premier goût ; on dirait une sorte d’épidémie qui dévaste tous les secteurs de la vie humaine. L’écrivain italien Fausto Sbaffoni le décrit en ces termes : « une civilité en défection », une course frénétique au gain, au plaisir, en somme, une culture édonique fondé sur la « recherche du divertissement continuellement satisfait et éternellement con comblé ». Alors constatons ensemble que l’inquiétude de l’homme d’aujourd’hui n’est pas celle dont parle saint Augustin dans les Confessions : «  notre cœur est inquiet, Seigneur, jusqu’à ce qu’il ne trouve repos en Toi ». Ce genre d’inquiétude est positif et reconduit inévitablement à la question du sens, c’est-à-dire du sens de l’existence. Et la question du sens nous pousse dans une situation de pèlerinage, puisqu’elle est essentiellement recherche. L’être humain est un pèlerin par essence puisque sa réalisation profonde n’est pas immanente au condition  naturelle  et singulière d’existence, mais transcende qualitativement la contingence historique et sociale. La plénitude de son être est en Dieu.

            Pour cela le sanctuaire, de manière symbolique lui ouvre du coup une perspective sur le sens de la vie et de l’être. Nous reprenons ce que nous avons déjà dit plus haut : le sanctuaire évoque la crise intérieure, pousse à la vérité, à la foi, provoque la conversion et conserve mieux les acquis de la foi chrétienne. Aller vers un sanctuaire c’est surtout entreprendre un cheminement de recherche. Au-delà des notes touristiques qui ont envahi la mentalité de nombreux lieux de culte et aussi de nombreuses personnes, il existe bien des points sur lesquels on ne peut nier la péculiarité

            Le sanctuaire est le lieu de la vérité[1]. On y va parce qu’on ressent au fond de soi une soif, la soif du vrai ; oui ce sont parfois les grâces (matérielles ou spirituelles) qui nous poussent au départ, mais au fond c’est la soif de la vérité. La guérison que quelqu’un obtient, est seulement signe extérieur d’une réponse profonde. L’interrogation sur la vérité qui trouve dans la visite à un sanctuaire un horizon déjà dégagé des hystéries du relativisme égocentrique, suscite la foi et ouvre l’esprit non plus au rationnel, mais bien au surnaturel. C’est vrai, de moins en moins, les hommes de notre époque  s’ouvrent au surnaturel, cependant la solution à cette crise  intérieure n’est rien d’autre que le retour à ce même surnaturel à travers un regard maternel. Ce regard qui est plus proche de nous.  Comme le dit bien P. Marie-Dominique Philippe dans son livre « Le mystère de Marie »[2], la Vierge nous est plus proche déjà en tant que créature comme nous, mère de notre Sauveur, fille privilégiée du Père ou bien encore comme le déclare Raïssa Maritain « enfant gâtée de la Trinité » ; Elle est notre modèle, parce que dans cette vallée de l’arme qu’est notre terre, Elle a su rester fidèle à l’amour de Dieu, à la volonté du Père. Elle a su aimer Jésus son Fils, son saint époux Joseph, son prochain dans les personnes de Elisabeth, des apôtres et surtout de saint Jean l’évangéliste en qui Elle voyait toute la multitude des hommes et femmes de la terre, c’est-à-dire nous autres, pauvres pécheurs.

            C’est bien ce regard maternel et virginal qui provoque la conversion, qui suscite dans l’âme, dans le cœur un sentiment de componction, ouvre l’intelligence à la vérité et meut la volonté su désir d’aimer, d’être soi-même, c’est-à-dire ce que Dieu a voulu que chacun de nous soit. La période post-conciliaire a connu une efflorescence des sanctuaires marials contrairement à ce qui aurait pu être, tenant compte que l’ambiance intellectuel, surtout la réflexion théologique et en particulier celle mariologique  était vachement tourmentée par les rationalismes d’influence protestante, maçonnique, athée et bien d’autres horizons où la pensée religieuse est encore basée sur la connaissance et la capacité naturelle de l’homme, on dirait avec Hermann Cohen, la religion dans les limites de la raison. La réflexion mariologique travers encore, jusqu’à l’heure une crise légendaire où les tenants lieux se bousculent et s’accusent les uns les autres.

            Heureusement la Madone, cette Mère si tendre et soucieuse de ses fils où qu’ils se trouvent, ne se laissent pas conditionner par l’ignorance, la turpitude et la vanterie des hommes. De plus dans son amour miséricordieux Elle n’a pas permis que la sainte Eglise des pécheurs vacillasse dans la proclamation des vérités fondamentales de notre foi. Déjà dans le tourbillon moderniste pré-conciliaire, la maternelle sollicitude nous a concédé le dogme de l’assomption (1/11/1950) par les mains du grand Pape Pie XII, et encore bien avant,  avec l’autre grand Pape Benoît XV, nous avons l’octroie de la messe votive à la Médiatrice de toutes les grâces. Et dans la Périodes post- conciliaire, nous pouvons avec grande joie rappeler la consécration du monde et de la Russie au Cœur Immaculé de Marie, ce qui était bel et bien l’accomplissement des prophéties de Fatima (1917) . La Madonna se fait présente et veut porter à son fils chaque âme de bonne volonté. Le sanctuaire marial est justement un lieu de conversion par excellence d’ordinaire comme d’extraordinaire. Nous pouvons toujours à titre d’exemple citer ici les grandes conversions mariales comme celle de Alexis Carel à Lourdes, du Bienheureux Bartolo Longo qui fut le fondateur du grand sanctuaire italien de Pompei, la conversion des communistes et antipapistes ou anticatholiques comme Ratisbonne, dans la petite église de sant’ Andrea delle Frate à Rome où la Vierge lui est apparue , de Bruno Cornacchiola, dans le sanctuaire de la Madonna de la Révélation toujours à Rome Les exemples sont légions. Les exemples sont légions.

            Il est de coutume dans la pratique religieuse sereine, la recommandation explicite et impérieuse( pasteur, directeur spirituel…) de visiter ou de faire un pèlerinage dans un sanctuaire marial ou bien dans un autre sanctuaire dédié à un saint. Le but de tel exercice est la conservation des acquis spirituels pour qui croit déjà. Car notre mère Marie, plus personne d’autre, après Dieu, est douée dans la formation des âmes, Les saints comme sainte Thérèse de Lisieux, saint Maximilien marie Kolbé qui ont grandi spirituellement de façon ordinaire et extraordinaire dans ses mains  nous donnent de beaux témoignages.

            La dévotion à la Vierge Marie n’est pas une pratique parmi tant d’autre ; en sus, c’est la dévotion par excellence. Elle s’appuie objectivement tant dur les vérités dogmatiques que sur l’histoire actuelle du salut. Certains évènements de l’histoire des peuples et de l’Eglise en général on vu la claire intervention de notre très chère Mère Marie comme protagoniste en faveur de ses fils. Nous pensons à l’invasion de Napoléon dans le feu  Etat du Vatican pendant les année de la conquête acharnée du royaume de France. Contrairement à l’intention dévastatrice qui caractérisait les actions de la milice napoléonienne, on vit plutôt un traitement bénévole et affable, et avec grand respect il traita l’Image de la Vierge qui était vénérée auprès des habitants de Ancona. En fait durant le Passage de Napoléon, cette Image avait remué les Yeux. Au lieu d’une razzia et d’une destruction de masse comme il en était de coutume, Napoléon le cruel(qui, il faut le dire se confessa  avant de mourir–grâce du ciel n’est-ce pas !) eut un comportement plus serein et plus de négociation avec les habitants de Ancona. Ce qui surprit bien les gens en un certain sens ; mais le vrai était que la main de la Madonna avait protégé les fils et filles de cette région. Pensons aussi à la croisade de la « Salve Regina » (1796) du Pape Pie VI le 07/07/1796 demandant l’aide de Maman Marie toujours pour la libération du peuple de Dieu de la persécution de Napoléon. Ce fut un succès éclatant, seulement qu’il ne gouttera pas les prémices de ce succès, c’est Pie VII son successeur qui remerciera avec grande joie du cœur la Vierge pour la défaite du tyran et assassin Napoléon a Waterloo. Ainsi finissait une phase douloureuse pour l’Eglise.

            L’incidence de la dévotion mariale est notable et est aussi d’un grand soutien pour la vie social des nations. En fait Marie est protagoniste de l’histoire des hommes en général et de chaque individu en particulier. Elle l’a démontré a Kibeho au Rwanda où dans son apparition elle a discuté des problèmes personnels avec les voyants. Elle l’a démontré a Fatima où elle a manifesté sa préoccupation pour la paix des cœurs et entre les peuples.

            Pour cela notre appel justement est de susciter dans notre pays un intérêt plus sérieux pour les sanctuaire marials. Il s’agit non seulement de revaloriser ceux qui existent déjà, mais aussi d’en créer bien d’autres. La construction d’un sanctuaire n’est pas par force liée à un évènement extraordinaire comme les diverses apparitions, ou miracle de conversion particulière. Un sanctuaire peut surgir seulement à partir de l’ordinariété de la foi du peuple, de la piété populaire bien vécue, oui, de l’amour filial vers la tendre Mère. Tel geste est encore plus significatif et renferme un effet méritoire particulier. Car l’initiative des fils est toujours une baume de consolation et d’allégresse pour une maman.

            L’Afrique se fera avec Marie ou ne se fera pas. Elle se construira avec Sa Mère si elle veut que sa construction soit solide et fondée sur les valeurs éternelles. L’union Africaine[3], en ce sens, doit être consacrée à la Vierge, et nous chrétiens, premièrement, nous devons le faire, Si les tenants-lieu ne le font pas, nous pouvons le faire de singulière unis autour de notre Mère. Il me  vient  y pensant l’idée d’un sanctuaire dédiée à notre Dame de la paix et de l’Unité Africaine. La réalisation d’une telle oeuvre peur être à Durban où est née le nouveau organisme, ou bien encore, n’importe quel Evêque pourrait bien s’engager à donner cet honneur à Notre cher Maman au nom du peuple africain . Qu’on ne nous dise pas que le problème de fond pourrait être celui de trouver les fonds nécessaires pour la réalisation d’un tel projet. Nous répondons en disant que la condition est l’amour témoigné pour la Vierge, et c’est la première; un amour illimité, inconditionnel et fait ou pétri de foi solide, raisonner, nous dirions une foi qui raisonne dans le cœur. Muni de tel richesse intérieure rie ne nous sera impossible. Pour cela, la seconde condition serait la volonté pastorale et la volonté politique qui idéalement en accord pourraient être une autre force militante pour la cause. En ce sens, nous lançons une croisade de chapelet pour que l ‘Afrique toute entière soit consacrée au Cœur Immaculé de Marie. Tous les chrétiens du Cameroun en particulier et de toute l’Afrique en général sont invités à s’unir donc à ce geste d’amour filial, pour qu’à nous ne manque pas l’abondance de la bénédiction maternelle de la Sainte Vierge Marie. Car, et vous l’avez bien saisi dans ce petit article : « [La Vierge est] totalement dépendant de Dieu et toute orientée vers Lui par l’élan de la foi ,[ Elle], à coté de son Fils, est l’icône più parfaite de la liberté et de la libération de l’humanité et du cosmos. »[4]

 

                                                                                                                                      AVE MARIA !

Père Magloire Nkounga Tagne


[1] Pourquoi nous disons un lieu de Vérité ? Tout simplement parce que chaque sanctuaire créé ou fondé proclame une vérité de la foi chrétienne. Tenez ! Le sanctuaire de Lourdes en France nous présente premièrement une chose ( même si les pèlerins n’y pensent pas toujours  avant de s’y rendre) importante, c’est-à-dire,  l’Immaculé conception qui est une vérité fondamentale de notre foi. Ce qui signifie ceci : Marie que je rencontre dans ce sanctuaire me présente d’abord sa conception Immaculée comme lieu de refuge pour moi pèlerin ; c’est l’Immaculé conception qui opère les miracles de guérison. Tous les autres sanctuaires qui utilisent la statue de la Madonna de Lourdes proclame la même vérité ; par exemple le sanctuaire de Diocésain de Doumelong dans l’Ouest du Cameroun.

[2] « Sa plus haute activité[celle de Marie], c’est évidemment de voir Dieu et de l’aimer. Or, cette bienheureuse Vierge est si essentiellement mère qu’elle ne peut se détourner de voir en Dieu tous ses enfants et de les aimer en lui. De sorte que nous atteignons là ce qu’il y a de plus élevé dans cette maternité spirituelle, puisque nous voici en  face d’une créature qui a le privilège de voir ceux qu’elle enfante comme Dieu même les voit, et de les porter constamment dans son cœur maternel comme Dieu même les porte. On ne peut rien concevoir de plus considérable quant à elle, ni de plus profitable pour nous, que ce regard et cette tendresse dont elle nous enveloppe et nous pénètre » P. Marie-Dominique Philippe cite ce passage de P. Bernard, Le Mystère de marie, Desclée de Brouwer, Paris, 1933, t.1, p.388

 

[3] Nous espérons qu’elle ne deviendra pas une antichambre de la franc-maçonnerie ou encore la chasse-gardée de quelques lobby étrangers de grand chemin. Avec la grâce de Dieu qu’elle soient promotrice d’une vrai et solide construction de l’Unité africaine sur des bases et valeurs éternelles et non tout simplement matérielles ou temporelles.

[4] Ernesto Piacentini, OFMConv, L’Immacolata Concezione, “Primo principio” della mariologia, ENMI Editrice Nazionale M.I,  Roma, 1994, p. 32.

 




25062011

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Les apparitions de la  Vierge Marie à Pellevoisin

Estelle Faguette, 1876  

Estelle Faguette est née à St. Memmie près de Châlon-sur-Marne le 12 septembre 1843 et y fut baptisée le 17 du même mois. Nous sommes au début de l’année 1876 dans le village de Pellevoisin du département de l’Indre. Estelle Faguette, 33 ans est mourante. Elle souffre de tuberculose pulmonaire, de péritonite aiguë et d’une tumeur abdominale. Le 10 février 1876, le Dr Bernard de Buzençais ne lui donne que quelques heures à vivre. Pendant la nuit des 14 au 15 février, la Vierge Marie lui apparaît. D’autres apparitions suivront.

Pellevoisin, première apparition – Nuit des 14/15 février 1876 :

La première partie de cette apparition à Pellevoisin eut lieu dans la nuit du 14 février 1876. Le démon lui apparut d’abord au pied de son lit. A peine l’eut-elle aperçu qu’Estelle vit aussi apparaître la Vierge Marie au côté de son lit. La Vierge chassa immédiatement le démon et s’adressa à Estelle : «  Tu n’as rien à craindre, Estelle, tu es ma fille ! ». Marie lui demanda de rassembler tout son courage, car il lui fallait encore souffrir cinq jours en l’honneur des cinq plaies du Christ. Le samedi suivant elle devait soit être morte ou tout à fait guérie.

Pellevoisin, deuxième apparition – Nuit du 15/16 février 1876 :

Cette fois le démon apparut au même moment que la Vierge Marie . Cette dernière précisa de suite : « Ne crains rien, je suis là ! Aujourd’hui, mon Fils va montrer sa miséricorde. Il te sauvera la vie. Samedi tu seras guérie. » Estelle répondit : «  Ma Mère, si je pouvais choisir, je préférerais mourir maintenant puisque je m’y sens prête. » La Vierge répondit avec un sourire : « Tu es quelque peu ingrate, car si Mon fils te rend à la vie, c’est parce que c’est nécessaire (parce que tu en as besoin). »Quel cadeau plus précieux peut-Il donner aux hommes que la vie ? Mais ne pense pas que tu vas échapper à la souffrance. Non, tu souffriras, comme c’est le cas dans la vie. Ta patience et ton renoncement ont touché le Cœur de Mon Fils. Ne perd pas les fruits de ces vertus en faisant de mauvais choix. Ne t’ai-je pas dit que s’Il t’accorde la vie, ce sera pour assurer ma glorification ? » La Vierge Marie sourit et dit : «  Maintenant nous allons un peu jeter un coup d’œil à ton passé. » Son visage s’assombrit quelque peu, mais il continuait cependant à manifester la douceur. Estelle fut ébranlée par les fautes qu’elle avait commises, alors qu’elle pensait qu’il s’agissait de peccadilles. Elle resta un moment silencieuse en se rendant compte qu’elle méritait cette observation. Elle voulu crier pour demander pardon, mais en fut incapable tant elle était bouleversée de tristesse. La Vierge la regarda alors avec grande bonté puis disparut sans dire un mot.

Pellevoisin, troisième apparition – Nuit du 16/17 février 1876:

Au cours de la nuit, Estelle vit encore le démon mais de beaucoup plus loin. La Vierge Marie lui dit : «  Courage, mon enfant ! » Le souvenir de son passé  revint à l’esprit d’Estelle et elle commença à trembler de peur. La Vierge lui dit alors : «  Tout cela est passé ; par ton attitude de renoncement tu as transformé le mal en bien. » La Vierge montra alors à Estelle le bien qu’elle avait fait, mais il n’égalait cependant pas ce qu’elle avait fait de mal. Voyant sa tristesse, la Vierge lui dit : « Comme Mon fils, Je suis miséricordieuse. Les quelques bonnes œuvres et les prières intenses que tu m’as offertes ont touché mon cœur de Mère et tout spécialement la lettre que tu m’as écrite en septembre. Ce qui m’a le plus touché est cette phrase : «  Vierge Marie, voyez la misère de mes parents, si je disparais, ils devront aller mendier leur pain . Souvenez-vous s’il vous plaît de ce que vous avez souffert quand votre Fils, Jésus a été cloué sur la croix. » La Vierge répondit : «  J’ai montré cette lettre à Mon fils. Tes parents ont besoin de toi. Essaye dans le futur de te rendre digne de cette tâche. Ne dilapide pas les grâces qui t’ont été accordées et fais connaître Ma gloire.

Pellevoisin, quatrième apparition – Nuit du 17/18 février 1876:

Cette nuit là, Estelle eut l’impression que la Vierge ne resta pas longtemps. Elle voulut lui demander des grâces, mais ne put exprimer sa demande. Son esprit vagabondait et elle repensait aux paroles que la Vierge lui avait adressées : « Ne crains rien, tu es ma fille ; mon Fils a été touché par ton acceptation. » Elle se souvenait également du reproche qui lui avait été fait de ses fautes, ainsi que du pardon qu’elle avait obtenu grâce à la miséricorde. Elle se souvenait de ces paroles : « Sois courageuse, patiente et abandonne-toi à la Providence ; tu souffriras, mais efforce-toi de rester fidèle et fais connaître ma gloire. 

Pellevoisin , cinquième apparition – Nuit du 18/19 février 1876 :

Cette nuit-là, la Sainte Vierge s’approcha davantage d’Estelle et lui remémora sa promesse. Elle vit  un grand tableau avec une rose en or dans chaque coin et au milieu un cœur d’or percé d’un glaive ainsi qu’une couronne de roses avec l’inscription, suivante : « Dans mon désespoir, j’ai fait appel à Marie. Elle a plaidé ma cause auprès de son fils et j’ai obtenu une guérison totale. »

Alors la Sainte Vierge lui dit : « Si tu acceptes de me servir, sois simple et que tes actes confirment tes paroles. » Estelle lui demanda si elle devait changer quelque chose ou déménager. La Sainte Vierge répondit : «  Où que tu sois, et quoi que tu fasses, tu peux toujours obtenir ma bénédiction et proclamer ma gloire. » Alors elle reprit d’un air très triste : «  Cela m’attriste beaucoup de voir que les gens n’ont pas de respect pour mon Fils dans l’Eucharistie et qu’ils prient en ayant l’esprit ailleurs. Je dis ceci précisément à l’adresse de ceux qui se croient pieux. » Estelle lui demanda alors si elle devait immédiatement commencer à proclamer Sa gloire. «  Oui, oui ! Mais demande d’abord à ton confesseur ce qu’il pense. Tu rencontreras des obstacles sur ta route, on t’ennuiera et des gens diront que tu es folle. Ne leur prête pas attention, sois fidèle et je t’aiderai. » C’est alors qu’Elle disparut en douceur.

Dans les temps qui suivirent Estelle eut beaucoup à souffrir. Elle avait l’impression que son cœur allait sortir de sa poitrine. Elle avait de terribles douleurs à l’abdomen et à l’estomac. En offrant ses souffrances à Dieu, elle ne se doutait pas que sa maladie allait prendre fin. Après quelques minutes de repos elle se sentit tout à fait bien. Elle remarqua qu’il était 12h.30. « Je me sentais guérie. Je ne savais cependant toujours pas utiliser mon bras droit. » Vers 6.30, le prêtre de la paroisse rendit visite à Estelle et s’assit sur le bord de son lit. (  Estelle lui avait parlé des apparitions).  « Ne te tracasse pas, dit le prêtre, je vais dire la Sainte Messe et t’apporterai la Sainte Communion ; tu pourras alors sûrement recouvrer l’usage de ton bras pour faire le signe de croix. » Ce fut effectivement ce qui arriva. Dans son ouvrage sur Pellevoisin, Vernet écrivit qu’Estelle avait vécu l’expérience de la mort et de la résurrection.

Pellevoisin – sixième apparition – 1er juillet 1876 :

La seconde partie des apparitions de Pellevoisin débuta le samedi premier juillet. Il était dix heures quart, j’étais à genoux récitant mes prières du soir quand soudain je vis la Sainte Vierge complètement entourée de lumière. Elle était habillée de blanc. Elle regarda quelque chose, croisa les mains sur sa poitrine et dit en souriant : «  Garde ton calme mon enfant, sois patiente, ça va être difficile pour toi, mais Je suis avec toi. » J’étais tellement heureuse que je ne pus rien dire. La Sainte Vierge resta encore un certain temps et dit : « Courage, je reviendrai. » C’est alors qu’elle disparut comme elle le fit en février.

Pellevoisin, septième apparition – 2 juillet 1876 :

Je me suis couchée à 10.30h . Ce fut quelque peu difficile parce que je pensais à la Sainte Vierge j’avais vue le soir précédent. Néanmoins j’allai me coucher. Je me réveillai à 11.h.30. J’espérais revoir la Sainte Vierge avant minuit. Je m’agenouillai à côté de mon lit et à peine avais-je dit un demi « Je vous salue Marie » que la Sainte Vierge apparut devant moi . Une lumière brillante sortait de ses deux mains. Elle finit par croiser les mains. En me regardant elle dit : «  Tu as déjà proclamé ma gloire. » ( Ensuite elle me confia un secret ). « Continue, mon Fils a gagné de nouvelles âmes qui se sont consacrées plus profondément à Lui. Son Cœur est tellement rempli d’Amour pour mon Cœur qu’il ne peut rien me refuser. Pour moi, il touchera et attendrira les cœurs les plus durs. » En disant cela, Elle était devenue extraordinairement belle. J’ai alors voulu lui demander un signe qui manifesterait sa puissance, mais je ne savais comment m’y prendre et comment le demander. Je finis par dire : «  Ma bonne Mère, s’il vous plaît, pour votre gloire. » Elle comprit mes paroles et dit : «  Ta guérison n’est-elle pas une grande preuve de Mon pouvoir ? Je suis spécialement venue pour sauver les pécheurs. » Tandis qu’elle parlait, je pensais aux multiples façons dont elle pouvait montrer son pouvoir et dont elle rayonnait la lumière. Elle répondit : « Permet aux gens de voir tout cela. » Puis, elle disparut en douceur.

Pellevoisin, huitième apparition – 3 juillet 1876 :

J’ai de nouveau vu la Vierge le 3 juillet. Elle n’est restée que quelques minutes et m’a gentiment réprimandé : «  Je souhaite que tu sois plus calme, plus paisible. Tu as besoin de repos. Je ne puis te dire exactement quand je reviendrai. » J’ai voulu Lui faire part de tous mes souhaits ; elle s’est contentée de sourire. «  Je suis venue mettre fin aux réjouissances. » Elle est ensuite partie comme d’habitude, peu avant minuit.

Pellevoisin, neuvième apparition – 9 septembre 1876 :

 dans LES APPARITIONS DE LA VIERGE EN EUROPE clip_image001La troisième partie des apparitions de Pellevoisin commença le 9 septembre. Depuis plusieurs jours, je me sentais attirée vers cette chambre à coucher où j’avais été guérie. Le 9 septembre, alors que je finissais de réciter le rosaire dans cette chambre, la Vierge apparut à nouveau. Elle présentait le même aspect que le 1er juillet. En silence elle regarda d’abord tout autour d’elle, puis me dit : « Le 15 août, tu t’es privée de ma visite parce que tu n’étais pas assez calme. Ton caractère est typiquement français : ils veulent tout savoir avant d’apprendre, et comprendre tout avant de connaître. J’aurais aussi pu venir hier, mais tu t’es privée de ma visite, car j’ai vraiment attendu un acte de soumission et d’obéissance de ta part. » 

Pellevoisin, dixième apparition – 10 septembre 1876 :

La Vierge est apparue à peu près à la même heure. Elle n’est pas restée longtemps et m’a dit : « Ils devraient prier ; je vais leur donner un exemple. » Après avoir prononcé ces mots et joint les mains, elle disparut. On entendait justement sonner les vêpres.

Pellevoisin, onzième apparition – 15 septembre 1876 :

Cette nuit-là, la Vierge apparut à Estelle pour lui dire qu’elle vivrait, mais elle la réprimanda pour ses fautes passées. Bien qu’Estelle n’avait pas vécu la vie mondaine, elle fut prise de remords pour tous ses manques. D’une voix triste, Marie dit : « JE NE PUIS PLUS RETENIR LE BRAS DE MON FILS . »

Elle paraissait bouleversée et ajouta : «  La France devra souffrir. » Elle souligna ces mots puis poursuivit : « Prend courage et aie confiance. » A ce moment une pensée effleura mon esprit : «  Si je révèle ces choses, personne ne me croira. » La Vierge avait tout compris. Elle me dit : «  J’ai payé d’avance ; tant pis pour ceux qui ne croiront pas ; ils finiront cependant par comprendre mes paroles. » Ensuite elle me quitta en douceur.

Pellevoisin, douzième apparition – 1er novembre 1876 :

Depuis quinze jours maintenant, je ne pouvais m’empêcher d’espérer revoir la Vierge. Chaque fois que je pensais à elle, mon cœur s’emballait à l’idée de pouvoir La revoir. Finalement en ce jour de la Toussaint, je pus revoir ma Mère céleste. Elle apparut comme d’habitude, les bras entr’ ouverts. Elle portait le scapulaire qu’elle m’avait montré le 9 septembre. La Vierge regardait  une chose que je ne pouvais pas percevoir ; elle regardait autour d’elle sans rien dire. Finalement elle me regarda avec une grande bonté, puis disparut.

Pellevoisin, treizième apparition – 5 novembre 1876 :

C’est à la fin du rosaire que je pus voir la Vierge Marie. J’ai de suite pensé à mon indignité. Je pensais que d’autres personnes étaient sûrement beaucoup plus dignes que moi de recevoir Ses bénédictions. Je pensais que d’autres pourraient sûrement mieux que moi proclamer Sa gloire.
Elle me regarda en souriant et me dit : « C’est toi que j’ai choisie » Ces paroles me rendirent très heureuse. Elle ajouta : « Je choisis les humbles et les doux pour proclamer Ma Gloire. Sois courageuse…. Elle croisa les mains sur sa poitrine et disparut.

Pellevoisin, quinzième apparition – 8 décembre 1876 :

Je suis rentrée à la maison depuis quelques heures et je ne suis toujours pas remise de mes profondes émotions. Je ne reverrai sûrement plus jamais la Sainte Vierge sur cette terre. Personne ne peut comprendre la souffrance que je traverse ! Mais… après la grand messe, Elle m’apparut plus belle que jamais. Après le silence habituel, Elle dit : « Ma fille, te rappelles-tu mes paroles ? » Tout ce que la Vierge m’avait dit réapparut clairement à mon esprit et tout spécialement ces paroles : «  Je suis toute miséricordieuse et toute maîtresse de mon Fils. Son cœur a tant d’amour pour moi qu’il ne peut refuser mes demandes. Pour moi, il touchera les cœurs les plus endurcis. Je suis venue particulièrement pour la conversion des pécheurs. Les trésors de mon Fils sont disponibles pour tous ; si seulement ils voulaient prier ( montrant le scapulaire). J’aime beaucoup cette dévotion. Je leur demande à tous de venir trouver le repos et la paix ; ceci est aussi vrai pour l’Eglise de France.

Au-delà de ces mots je pus aussi comprendre d’autres secrets. Elle me regarda et dit : «  Répète-toi souvent ces choses ; elles t’aideront pendant les temps difficiles. Tu ne me verras plus ». Je m’écriai : « Que vais-je devenir, Sainte Vierge ? » Elle répondit : «  Je resterai avec toi, mais d’une manière invisible. »  - Je vis quantité de personnes qui m’étaient hostiles, me menaçant ; cela m’effraya. La Sainte Vierge sourit et dit : «  Tu ne dois pas avoir peur de ces gens ; je t’ai choisie pour proclamer ma gloire, ainsi que pour répandre cette dévotion. » En prononçant ces mots, elle tenait le scapulaire entre ses mains. Elle essayait tellement de m’encourager que je dis : « Mère bien-aimée, accepteriez-vous de me donner ce scapulaire ? » Elle fit comme si Elle ne m’avait pas entendu. Elle dit : «  Viens embrasse-le » Je me levai très rapidement . La Sainte Vierge se pencha vers moi pour me permettre d’embrasser le scapulaire. Ce moment fut extraordinaire pour moi.

S’en référant au scapulaire, la Sainte Vierge dit : « Va trouver le prélat et présente-lui le modèle que tu as fait et dis-lui que je préfère t’aider plutôt que de voir comment certains de mes enfants le portent…Vois les grâces que Je déverserai sur tous ceux qui le porteront avec confiance et qui répandront ma dévotion. » Pendant qu’Elle prononçait ces mots, Elle étendit les mains et une pluie commença à tomber abondamment ; sur chaque goutte était inscrite une grâce : santé, confiance, respect, amour, sainteté, toutes les grâces que l’on peut imaginer. Puis elle ajouta : ce sont des grâces de mon Fils. Je les puise dans Son Cœur. Il ne peut rien me refuser. J’ai alors demandé : «  Mère, que dois-je mettre au revers du scapulaire ? » La Sainte Vierge répondit : «  Je me suis réservée ce côté. Je te demande d’y penser. Fais ensuite part à la Sainte Eglise de ce qui te sera venu à l’esprit et Elle-même décidera. » Je sentais que la Sainte Vierge allait partir et j’étais profondément triste. Elle s’éleva doucement en continuant à me regarder ; puis elle me dit : «  Courage, si le prélat ne fait pas ce que tu souhaites, va trouver un autre prélat plus élevé dans la hiérarchie. Ne crains rien, je t’aiderai. » Elle parcourut la pièce dans laquelle nous nous trouvions et finit pas disparaître à partir de l’endroit où se trouvait mon lit.

Estelle Faguette est décédée à Pellevoisin, le 23 août 1929, à l’âge de 86 ans